Possibili nozze tra le due sottofederazioni del personale d’ufficio
SBV e VPV hanno diversi punti in comune, a cominciare dal fatto che la maggior parte dei suoi membri lavora in ufficio. Non sarebbe il caso di fusionare?
Assemblea dei delegati
Un anno fa, il 18 maggio 2009, i delegati delle sottofederazioni SBV e VPV avevano discusso per la prima volta di una stretta collaborazione tra le due organizzazioni, senza tuttavia definirne in dettaglio le modalità. Quelle accertate nel frattempo vanno da un regolare scambio di informazioni, all’elaborazione e al sostegno congiunti di rivendicazioni per il contratto collettivo di lavoro, alla realizzazione di progetti comuni per arrivare sino alla possibilità di fondere le due organizzazioni. Prima di arrivare a questo stadio, occorre però intensificare la reciproca conoscenza.
Le differenze
Ai numerosi punti in comune si contrappongono però anche diverse differenze di origine storica che hanno portato la SBV a disporre di una conferenza dei delegati e una struttura organizzata in 12 regioni, alle quali i membri vi sono attribuiti sulla base del luogo di domicilio. Le 12 regioni sono poi rappresentate nella conferenza dei dirigenti, che a sua volta nomina la conferenza dell’ufficio. La VPV ha per contro 6 sezioni, i cui membri vi sono attribuiti sulla base del luogo di lavoro, che designano il comitato centrale e l’assemblea dei delegati.
Pro e contro
Procedere assieme «sino ad un possibile matrimonio» come ha indicato il presidente centrale VPV Roland Schwager ha diversi vantaggi: con 6000 membri, nascerebbe la maggior sottofederazione del personale attivo alle FFS (seconda solo alla PV e alla VPT) e che disporrebbe così di magior peso in seno al sindacato. Vi sarebbe una riduzione delle spese, con una professionalizzazione delle strutture dirigenziali. I membri, che devono essere al centro di ogni riflessione, beneficerebbero del fatto di avere un unico interlocutore e di una maggior offerta di servizi. La loro attribuzione alle varie sezioni risulterebbe semplificata e la nuova struttura permetterebbe di tener conto del fatto che numerosi collaboratori e collaboratrici dell’amministrazione provengono dall’esercizio.
La mattinata della conferenza dei delegati SBV è così stata consacrata alle questioni interne. Il suo presidente Alex Bringolf ha comunque rilevato come il personale d’esercizio e di vendita stia attraversando un periodo piuttosto preoccupante, a causa dei diversi progetti delle FFS.
Il concetto è stato ripreso dalla presidente centrale Elisabeth Jacchini, rilevando come cambiamenti e ristrutturazioni generino inquietudine e mettano sotto pressione in particolare il personale di vendita. Lo dimostra anche il sondaggio svolto nel settore della vendita che ha avuto un’eco notevole: molte colleghe e colleghi non vedono più alcuna prospettiva e la loro soddisfazione sul posto di lavoro ne risente. L’unica nota positiva è venuta dal miglioramento dei rapporti con il proprio superiore e dal buon ambiente nei vari team.
Obiettivo 4000 membri
Il processo di concentrazione delle centrali d’esercizio continua e comporta per numerosi colleghi e colleghe il cambio di posto di lavoro e l’aumento dei tempi di viaggio.
Va criticata l’idea di Cargo di non dotare la nuova società per il trasporto internazionale di un contratto collettivo di lavoro, ulteriore dimostrazione della volontà delle FFS di strapazzare i rapporti con i partners sociali. Un’altra viene dai salari per i cosiddetti «blue collars» (lavoratrici e lavoratori in tuta da lavoro) e per il personale di vendita. Tutto ciò dovrebbe incitare ad aderire al sindacato. La presidente auspica di avere a fine anno 4000 membri , anche grazie all’attività della sezione di polizia ferroviaria e al rilancio di quella di Securitrans.
Elezioni e prospettive
Mathias Schmid è il nuovo sostituto per la CVG, Pierre Delalay sostituto per la commissione CCL dal Vallese, René Dürig delegato CCL per la regione di Zurigo e Sylvie Niklaus la sua sostituta.
Elisabeth Jacchini ha poi presentato le prossime attività della sottofederazione, cercando di attirare l’interesse dei delegati sulla prossima conferenza che si terrà in autunno a Ovronnaz e che sarà dedicata al «work-lifebalance ».
pan/gi
A questi punti se ne contrappongono evidentemente anche alcuni meno positivi: il comitato SEV verrebbe ridotto e verrebbe intaccato il sentimento d'identificazione nella propria sezione, al punto da rischiare anche la perdita di alcuni membri.
Pareri positivi
La discussione ha tuttavia permesso di constatare che i delegati vedono in questo processo più opportunità che rischi e la loro convinzione che il procedimento in corso potrebbe fornire la risposta a numerosi interrogativi. Lo ha poi confermato anche la votazione consultiva in cui i delegati si sono espressi all’unanimità, con poche astensioni, in favore del progetto. Una fusione non può essere improvvisata dall’oggi al domani. La prima data utile, che non è però stata definitivamente fissata, è stata individuata nel 1° gennaio 2012. Nel frattempo continuerà il processo di avvicinamento, con due incontri tra i vertici delle sottofederazioni all’anno per discutere i progressi, l’elaborazione di possibili modelli organizzativi, l’organizzazione di manifestazioni comuni di carattere sindacale e la presa di posizioni comuni. Anche le future assemblee dei delegati dovrebbero svolgersi in comune, almeno per una parte.
La collaborazione dovrebbe estendersi anche a livello sezionale, organizzando per esempio manifestazioni comuni su temi sindacali come il CCL oppure il sistema salariale, oppure ancora assemblee sezionali congiunte o altre occasioni per conoscersi e iniziare proficue collaborazioni.
Già oggi stretti contatti
Già attualmente, la presidente centrale SBV e il presidente centrale VPV hanno contatti molto stretti e regolari. A Basilea è stata costituita con successo una comunità di lavoro per garantire un’assistenza e un inquadramento ottimali alle colleghe e ai colleghi della sede Cargo alla Elsässertor.
Ampio potenziale
SBV e VPV sono già oggi sottofederazioni di peso in seno al SEV, che nel contempo presentano però un potenziale di miglioramento per quanto riguarda il grado d’organizzazione. Inoltre, l’amministrazione assume sempre più spesso gente che non ha seguito la tradizionale carriera ferroviaria, né ha svolto la sua formazione presso le ferrovie e che risulta pertanto più difficile da reclutare da parte del sindacato. In questo ambito, il fatto di disporre di una struttura unica, più semplice e trasparente da comunicare, potrebbe rivelarsi un vantaggio. Solo il futuro ci potrà però dire se ciò sarà effettivamente il caso.
pan/gi
